| La nuova collana
di romanzi “Fiction”, che esce in edicola ogni due mesi
(per ora, ma l’obiettivo è arrivare presto alla periodicità
mensile e in seguito bimensile) cerca nuovi testi e nuovi autori,
perché preferiamo pubblicare libri inediti di autori italiani,
giovani (ma questo non è un requisito essenziale) e motivati
piuttosto che traduzioni di autori stranieri (anche perché
costano cari e inoltre richiedono buone traduzioni, piuttosto rare).
Quali devono essere le caratteristiche di questi libri perché
siano adatti a “Fiction”? Il nostro modello è
il romanzo popolare di qualità, quello che offre al lettore
non solo storie d’evasione ma anche vicende in cui possa riconoscersi,
identificarsi, fare proprie con la fantasia. Vediamo quali sono
in pratica le caratteristiche di questi romanzi.
Prima di tutto parliamo della lunghezza. Molti dei testi che ci
sono arrivati sono troppo brevi: non vanno bene perché non
pubblichiamo antologie di racconti (che il pubblico di oggi ha dimostrato
di non gradire) ma romanzi, ossia storie con la struttura e il respiro
del romanzo. La lunghezza può variare da 400.000 a 600.000
caratteri, spazi inclusi (si calcoli che la classica “cartella”
manoscritta è di 30 righe per 60 spazi/caratteri, quindi
1.800 s/c per cartella). Per ragioni pratiche, quindi, non possiamo
prendere in considerazione testi che siano sensibilmente più
brevi o troppo più lunghi di questi due limiti.
Parliamo ora della sostanza, ossia del contenuto: il tipo di storia
e il modo di scriverla.
Ci sono due modi di scrivere. Vediamoli.
• Il primo è spontaneo. Sono un dilettante, scrivo
perché mi piace scrivere e quindi scrivo quello che piace
a me, do sfogo alla mia fantasia. Poi il risultato lo faccio leggere
in famiglia, agli amici, so già in anticipo che sarà
molto apprezzato. Successo piccolo ma sicuro.
• Il secondo modo di scrivere è professionale. Voglio
pubblicare, quindi devo scrivere qualcosa che piaccia non solo a
me ma anche e soprattutto agli altri, affinché siano indotti
ad acquistare il mio libro. Ne consegue che la prima domanda che
mi faccio, prima ancora di sedermi al computer, è: che cosa
piace alla gente? Quali sono i film che tutti corrono a vedere,
i libri di successo, i temi che appassionano di più in questo
momento? Se voglio azzeccare il libro giusto, non posso ignorare
queste cose.
Escludiamo subito, per questa collana, la scrittura spontanea. Il
dilettante, anche se di talento, spara a caso, difficilmente colpirà
il bersaglio. Ci sono delle eccezioni, naturalmente (Francoise Sagan
e Susanna Tamaro sono i primi nomi che vengono in mente, ma si è
trattato di esordienti molto dotati che casualmente indovinano i
gusti del pubblico, qualche volta addirittura li suscitavano). Ci
sono talenti naturali, persone che nascono “imparate”.
Per tutti gli altri, però, serve una bussola, dei parametri
su cui tararsi. Regole, soprattutto. Come tutte le attività,
scrivere romanzi ha dei criteri-base.
Quello che cerca “Fiction” sono autori professionali.
Magari non hanno mai pubblicato niente o addirittura sono alle prime
armi, ma istintivamente scrivono per il pubblico, hanno il preciso
scopo di piacere e non solo di piacersi.
Hanno capito che un libro è un prodotto e come tale deve
rispondere a certi requisiti costruttivi. Deve nascere da un progetto.
Proviamo a capire quali sono i criteri indispensabili perché
il libro sia un prodotto valido, su cui vale la pena di investire.
I “requisiti costruttivi” sono essenzialmente due: la
storia e il modo di raccontarla.
• L’ideazione della storia. Bisogna avere in mente una
vicenda verosimile, con personaggi, ambienti, fatti in cui il lettore
possa riconoscersi. Non gustosi bozzetti, quindi, non affreschi
della nostra società, non ambiziosi “messaggi”
o denunce sociali fini a se stessi, non vicende a tema che hanno
il solo scopo di dimostrare una tesi. Tutte queste cose sono più
che legittime, ma si indirizzano a un pubblico ristretto, se non
a vere e proprie élites. La storia di un romanzo deve essere
architettata a tavolino, risolta in ogni sua parte “prima”
di cominciare a scriverla (tanto si può sempre cambiare in
corso d’opera, se qualcosa non ci convince più). Nel
gergo si chiama trama perché deve essere un disegno composto
di fili sapientemente intrecciati: con semplici matasse di filo
colorato si realizzano tappeti e arazzi. Una storia per romanzo
è fatta di personaggi interessanti, delle loro interazioni,
di fatti che accadono – intriganti, sorprendenti – di
colpi di scena. Da questa storia devono uscire i sentimenti, che
sono la materia prima di questo lavoro: passioni, gelosie, invidie,
paure, comportamenti nobili e meschini, amore, odio, frustrazioni,
il senso della vita e della morte. Una storia deve appassionare
il lettore, coinvolgerlo, farlo riflettere. Questo è il compito
dello scrittore. Il suo è un lavoro (un lavoro appassionante,
non un gioco). Se scrivere è solo un hobby, allora si appartiene
alla categoria del dilettante e si scrive per se stessi.
• Il modo di scrivere. Quando c’è il soggetto,
quando la storia è stata progettata in ogni sua parte e si
hanno ben chiari i fatti, i personaggi e il percorso che si ha davanti
- inizio, sviluppo, conclusione – ci si mette finalmente alla
tastiera. Ma a questo punto bisogna avere ben chiara una cosa: raccontare
non significa esibirsi in un saggio di bella prosa (o quella che
lo scrittore ritiene tale). Il narratore non deve sentirsi bravo,
capace di una scrittura preziosa, molto elaborata, infarcita di
termini inusuali. Non bisogna saccheggiare il vocabolario, dare
fondo a tutte le risorse della fantasia. Chi scrive deve avere l’umiltà
di mettere la propria scrittura al servizio della storia, mai il
contrario. Lo scopo è raccontare in modo efficace, non “bello”.
Efficace vuol dire prima di tutto chiaro, lineare, facile (che non
vuol dire affatto trasandato o sciatto, anzi è l’esatto
contrario). Chi legge deve capire subito e senza fatica, non deve
provare perplessità, bisogna evitargli il fastidio di tornare
indietro a rileggere per sciogliere dei dubbi suscitati da una narrazione
frettolosa o poco attenta.
Un’ultima segnalazione riguarda il genere. Ci sono storie
di cappa e spada, storie fortemente sentimentali (ma in un certa
misura devono esserlo tutte), storie gialle, horror, di fantascienza,
ecc.. Per questa collana preferiamo storie di normale attualità,
con ambienti, personaggi, temi, tendenze, mode riconoscibili dal
lettore di oggi. Bisogna tener presente che una storia ambientata
negli anni Ottanta è già “storica”, come
ai tempi di Garibaldi. Allora c’erano le carrozze, negli anni
Ottanta si andava a telefonare al bar o in una cabina lungo la strada,
con pesanti conseguenze su tutto: amori, affari, indagini di polizia.
Internet e i cellulari hanno cambiato la vita, hanno reso improbabili
situazioni “romanzesche” come il classico guasto alla
macchina che costringe il viaggiatore a raggiungere una villa alla
ricerca di un telefono per chiedere soccorso (oggi chi viaggia ha
certamente un telefonino, molto spesso due). Nel nostro tempo, vertiginoso
e bizzarro, cambiano continuamente le mode, le abitudini, le tendenze:
bisogna tenerne conto per scrivere una storia attuale (che per noi
è preferibile, anche se non strettamente prescritta: anche
una storia “datata” può essere ottima se ben
collocata nel suo tempo).
Ecco, è tutto. Queste sono le regole, se si vuole scrivere
“fiction”, ossia finzione, che è un nobile prodotto
della nostra fantasia e offre, a chi ne fruisce, la possibilità
di proiettarsi in un’altra dimensione per evadere dai problemi
quotidiani. Come tutte le regole, anche queste possono essere infrante
(anzi forse le regole esistono proprio per questo). Si può
scrivere un bel libro, appassionante, capace di piacere a moltissime
persone (questo è lo scopo) senza minimamente rispettarle.
Si può diventare autori di successo, ricchi e acclamati,
ignorando completamente i canoni enunciati in questa “raccomandazione”.
Però bisogna essere bravi davvero. E chi è bravo non
ha niente da imparare.
Un’ultima cosa. Alcuni ci hanno chiesto se per collaborare
dovevano contribuire alle spese di pubblicazione. “Fiction”
è un collana seria, è l’editore che sostiene
le spese, prima fra tutte il compenso (modesto ma non disprezzabile)
per l’autore.
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